Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG
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Quella alla quale ho partecipato ieri sera dalle 18.30 alle 23.00, al Teatro I di Milano, è stata una cerimonia funebre. Per la prima volta dalla fondazione di Nazione Indiana quasi tutti i suoi membri (tolti pochi giustificatissimi assenti come Raul Montanari e Dario Voltolini) facevano parte della riunione. Una riunione che per alcuni dei fondatori (Antonio Moresco, Carla Benedetti, Tiziano Scarpa, Benedetta Centovalli) è stata l'ultima. Bisognava fare i conti con le loro defezioni eccellenti, guardarci tutti "nelle palle degli occhi"( come ho detto io con la mia consueta delicatezza) - alcuni di noi per la prima volta; e dirci perchè s'era voluto troncare un'esperienza spesso entusiasmante e certamente incisiva e originale nel panorama culturale spesso parecchio conformista del nostro paese. I contenuti degli articoli di commiato dei fuoriusciti sono stati ribaditi; Moresco è un poeta vero, e lo dico nel senso più ampio del termine: perchè è un uomo buono e onesto, e soprattutto è un uomo che sogna nonostante l'avvilente prosaicità del mondo, e la mia affettuosa ammirazione per lui s'è accresciuta. Dei dimissionari era Tiziano Scarpa che s'era espresso sul sito con stile telegrafico sul suo commiato, ed ero curioso di conoscere il suo pensiero approfondito: in un primo tempo Tiziano ha incolpato genericamente internet, come se la colpa del presunto "fallimento" di NI fosse in gran parte imputabile al mezzo tecnologico e al suo uso e abuso. Secondo lui, dal 99 a oggi niente di rilevante è scaturito, nel comparto cultura e informazione, dalla rete. (Ma allora certi pezzi di Roberto Saviano - e faccio un esempio per nulla casuale- che hanno fatto "guadagnare" all'amico Roberto l'attenzione non solo del pubblico ma anche delle forze dell'ordine, dove sono apparsi, sull'Eco della Montagna con la Piena?) La quale rete, secondo il ragionamento di Scarpa, doveva diventare la nuova frontiera della comunicazione - così come la new economy doveva rappresentare la svolta di una nuova economia - e invece in questo ha miseramente fallito. In un secondo tempo Tiziano ha accusato Giulio Mozzi (che aveva scritto un pezzo di reazione su "Vibrisse" a "Commiato" di Moresco) di "remare contro". Al di là di questo, non si sono potuti fare i nomi di altri controrematori, di altre "spine nel fianco"; perchè queste, molto semplicemente, non ci sono mai state. Così come Mozzi non ha mai remato contro: semmai ha detto la sua, ha detto che lui nella vita si "sporca le mani" all'interno del sistema editoriale, cosa che, peraltro, a vario titolo facciamo tutti. Sergio Nelli, un altro dei fuoriusciti, ha accusato gli ultimi arrivati (tra i quali ci sono anch'io) di avere "abbassato il livello": troppa "leggerezza", troppa "chiacchiera" (ma ai tempi della surreale querelle telematica su NI con gli Zibaldoni Nelli dov'era, per esempio?); addirittura accusava come fatto assurdo l'aver pubblicato una poesia di un certo David Maria Turoldo (io sono reo anche di questo, tra parentesi) nel bel mezzo di una campagna pro-ateismo scatenata dal bravissimo Andrea Inglese; che invece di Turoldo, da poeta, ha la massima stima e considerazione. Tolte queste perlomeno eccentriche recriminazioni, il dibattito è filato liscio in un clima di assoluta ma funerea civiltà. Ognuno di noi ha preso la parola per un tempo grosso modo variabile tra i 5 e i 10 minuti. Ma il clima era proprio plumbeo, a tratti psicodrammatico, spesso irreale: perchè si sono svolte le esequie di un sogno, quello fatto due anni fa dal "nocciolo duro" - o nucleo storico - di NI. Invece di celebrare un funerale, però, sarebbe stato molto più opportuno fare un consulto un bel po' prima del decesso. Vale a dire che i quattro fuoriusciti, a mio avviso, avrebbero dovuto invitare noi - leggeri o pesanti appartenenti alla nazione- a una riunione PRIMA di decidere se era il caso di uscire da NI o meno. E' qui, proprio qui, su questo punto, che trova corpo una mia personale, acuta delusione: non nei confronti delle persone, delle quali conosco l'onestà e per le quali provo stima intellettuale e anche un po' di affetto; ma certamente, fortissimamente, sulle modalità di un'uscita di scena che si doveva evitare con ogni mezzo, o quasi. E' ovvio che Nazione Indiana non sarà più quella di prima, perchè le personalità che ne sono uscite non solo sono forti e incisive, ma NI hanno in gran parte contribuito a crearla dal nulla. E' per me altrettanto ovvio, però, che NI continuerà con le sue "trasmissioni". Non si tratta soltanto di un giustificato moto di orgoglio: è che chi ha già deciso da tempo di continuare questa esperienza ha continuato a credere anche durante la crisi nell'idea entro la quale è stato a suo tempo invitato a operare. Le idee fondanti di NI che ne fanno uno "spirito unico"sono "unità nelle diversità", radicalità d'intervento a livello culturale e umano, entusiasmo, spirito di combattimento e, non ultimo, affettività condivisa. Così come non basta militare nello stesso partito per andare d'accordo (anzi!), non occorre pensarla allo stesso modo sul grado di radicalità da mettere in campo per ogni singolo argomento dibattuto: ognuno mette la radicalità di cui è capace, ognuno mette il suo coraggio, la sua paura, la sua combattività, la sua frustrazione, la sua rabbia e, perchè no, il suo amore. Mediare non significa scendere a patti, significa spesso non disperdere le forze in combattimenti donchisciotteschi, riposare tenendo la mano sulla fondina della pistola pronti a sferrare il prossimo attacco con più lena e con qualche ora di sonno ristoratore nel carburatore dell'anima. Siamo tutti nel sistema, e spesso a testa bassa. Puri e impudichi allo stesso tempo. Se la "restaurazione" - così come la intende Moresco - è in definitiva la nostra stessa vita ( e io questo penso) allora noi dobbiamo vivere per evitare il suicidio. Non possiamo ritirarci in una riserva e pensare che chi non attacca direttamente, a viso aperto e sempre e comunque il nemico (che a volte siamo proprio noi stessi) è egli stesso il nemico. In pratica, le motivazioni di queste uscite mi sono chiare, le rispetto anche, ma non le approvo. Da qualunque parte la vogliamo mettere, questa è stata una resa. Una resa del giocattolo con l'anima che si è visto ad un tratto "rotto". E' bene però che i lettori, i commentatori, tutti coloro che per due anni hanno scritto articoli spesso di grande qualità e commenti che a volte (anzi spesso) superavano in intensità i pezzi che ne stavano "sopra" come miccia dialogica, sappiano che NI tenterà a breve di riprendere il cammino. Con grande impegno e dedizione, mettendoci quella che Moresco ha chiamato felicemente "anima", tentando sicuramente una maggiore apertura verso l'esterno rispetto al passato - questo mi sento in grado a nome di molti di dirlo fin d'ora. Sui risultati di questo doverosissimo tentativo non posso certamente pronunciarmi: certo è che chi ha fatto il funerale a NI (dall'esterno, intendo) come minimo ha messo il carro funebre davanti ai buoi dei paesi suoi.

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